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Manifesto

 

Frammento del colloquio di Sandrine Pique con Andrea Liberovici per il programma di sala di Faust’s box – Philharmonie di Parigi 17 settembre 2016.

S.P.:Dici di scrivere fra le “rovine del pop“. Cosa intendi con questa affermazione?

A.L.: Quando parlo di macerie del pop voglio semplicemente dire che il pop in generale, dopo aver creato indubbiamente anche dei capolavori, ha smarrito la sua art. L’ unica funzione rimasta è quella di comunicare, attraverso la molteplicità dei linguaggi, la sua ideologia: vendere merci o vendere se stesso.
Non so se hai presente quelle enormi isole di spazzatura, enormi quasi come continenti, al largo degli oceani. Gigantesche distese di bottiglie e sacchetti di plastica uno sull’altro a cancellare il mare. Ma il mare esiste, non si vede ma esiste, è li sotto e malgrado tutto sopravvive.
E sopravvive, non soltanto per la profondità e le dimensioni ma anche perché c’è una vita marina che ha imparato, per non morire, a nutrirsi di rifiuti. E così, in qualche modo, funziona il nostro immaginario. Saturo di propaganda e merci da desiderare, nutrito in modo invadente da “Junk food“, sembra aver dimenticato la sua potenziale profondità e di conseguenza la sua umanità. 
A me interessa quindi, come autore, utilizzare il pop, lingua dominante, come “esca narrativa“ per avviare una riflessione sulle svariate declinazioni, non soltanto estetiche, del dominio. Per tornare al Maestro, Goethe ha definito le scene del suo Faust (fra le tante definizioni che ne ha dato) come una serie di ballate popolari chiuse in se stesse, adottando poi all’interno di ogni singola ballata, differenti modalità di scrittura (cosiddetta “alta“, “bassa“ ecc.).
Questo approccio tipico di alcuni classici e del teatro, che nulla ha a che fare col collage post-moderno ma bensì con la costante ri-scrittura volta a parlare all’uomo della propria contemporaneità, è l’unico insegnamento estetico che riconosco come tale e che desidero imparare. Ho molti amici compositori con una specie d’ossessione per il cosiddetto stile. Questo argomento non mi è mai interessato come argomento a se stante. Se ho qualcosa di sincero da dire troverò la modalità (stile?) per dirla. Mentre se non ho nulla da dire… nessuno stile mi proteggerà.


Andrea Liberovici is a composer of his time. (…) His works narrate the tragedy of post-modern humanity – Jean-Jacques Nattiez “Portrait of the composer by Frankenstein”