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Post n° 2 – Suono e son desto!

…piccola variazione sul suono, la musica e la nascita delle immagini… ovvero sulle possibili identità del comporre e delle future, secondo me, mutazioni della fisionomia stessa del compositore. Sono riflessioni che faccio da anni e che, quando mi si presentano occasioni, le metto in pratica intendendo il suono come materiale primario per scrivere anche per immagini! Un abbraccio e buone feste a tutti!!! a

L’amore può esser cieco ma non sordo. Laicamente immagino che quello che chiamiamo “anima“ sia in realtà “suono“, cellula dell’inudibile suono dell’universo. Noi, e tutto ciò che vive, interpreti del suono. L’anima gemella?

Un’assonanza.Così quando qualcuno mi chiede fai teatro? Rispondo no faccio il compositore e quando qualcuno mi chiede fai il compositore? Rispondo si faccio teatro. Perché le due cose sono intimamente intrecciate. Se la folgorante sintesi di Michelangelo: tu vedi un blocco: pensa all’immagine, l’immagine è dentro basta soltanto spogliarla l’applichiamo al suono invece che al marmo forse è più chiaro. Ogni suono, con il suo svolgersi nel tempo, contiene in se una successione divisioni/narrazioni e la musica e il teatro, sono il potente scalpello con cui farle emergere spogliandole. La tragedia è nata dal suono. Partendo da questa riflessione, ho fondato nel’96 con il poeta Edoardo Sanguineti e alcuni amici il teatrodelsuono. Officina mobile che applica la sua ricerca partendo dal presupposto che tutta l’arte in “movimento“ (teatro, cinema, parola, gesto ecc.) venga generata dal suono e dalla sua organizzazione in musica attraverso i suoi principi costitutivi: ritmo, timbro, melodia, armonia. Così quando qualche amico mi chiede una definizione per la mia ricerca suggerendomi categorie come moderno, post-moderno, contemporaneo ecc. io rispondo semplicemente che mi piacerebbe diventare antico.

In un epoca così oscura nella sua assordante e prepotente “luminosità“ che cos’è l’antico se non l’essere umano?

Love may be blind, but it’s not deaf. Laically, I imagine that what we call “soul” is actually “sound”, the cell of the inaudible sound of the universe. We — and all living beings — are interpreters of sound. Our soulmate? An assonance. So when someone asks me if I do theatre, I say, no, I’m a composer. And when someone asks me if I’m a composer, I say, yes, I do theatre. Because the two are intimately entwined. If we take Michelangelo’s dazzling insight — you see a block of marble: think of the image, the image is inside and you merely need to liberate it — and apply it to sound instead of marble, perhaps it is clearer. Every sound, unfolding over time, contains a succession of visions/narrations, and music and theatre are the powerful chisel with which to let them emerge by liberating them.

Tragedy was born from sound. Bearing this in mind, in 1996 I founded the teatrodelsuono together with the poet Edoardo Sanguineti and several friends. It is a mobile workshop that applies its research based on the assumption that all art in “motion” (theatre, cinema, words, gestures, etc.) is generated by sound and its organisation in music through its founding principles: rhythm, timbre, melody, harmony. So when a friend asks me for a definition of my research, suggesting categories like modern, postmodern, contemporary, I simply respond that I would like to become ancient.

In an age so dark in its deafening and overbearing “luminosity”, what is ancient, then, if not being human?

Andrea Liberovici

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