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Post n° 1

Quando qualcuno mi chiede: fai teatro? Rispondo : no faccio il compositore.

Quando qualcuno mi chiede fai il compositore? Rispondo: sì, faccio teatro.

Sono banalmente le risposte che do a me stesso nello sforzo costante di sottrarmi dall’arcipelago di rassicuranti saturazioni in cui, secondo logica corrente e quindi logica di mercato, dovrei aver trovato nella pratica della definizione un’ isoletta in cui edificare il mio mausoleo portatile.

L’isola d’appartenenza: il teatro di parola, il teatro d’immagine, il teatro danza,  il teatro di tradizione e potrei continuare … oppure l’arcipelago molto più nutrito degli scaffali dei generi musicali e delle loro sottospecie : wikipedia di oggi segnala 507 differenti generi musicali compreso il medieval metal….

In questa annegata e paradossale geografia dell’arte e della cultura -ma i maestri del ‘900 non ci avevano finalmente dato gli strumenti per assumerci l’onere e l’onore della libertà?- continuo a nuotare nel suono. In ogni singolo suono, temperato o stemperato che sia, con la sua memoria, lingua,  narrazione. Suono come “immateria prima“ da cui forgiare, nella migliore delle ipotesi, tutti i mattoni per l’edificazione di quella meravigliosa ed effimera grammatica del tempo che è il teatro.

Un teatro DEL suono generato da un teatro NEL suono.

Sono (suono ?) dunque penso.

Ps:

Un mio amico tornato l’altro ieri dalla Cina mi ha annunciato che un esercito di sei milioni di pianisti cinesi (sei milioni di virtuosi alla Lang Lang non pianisti qualsiasi) sta per venire in Europa a suonare Chopin. Ovviamente il problema non è l’immigrazione né tantomeno i sei milioni di gran coda da trovare (più o meno la superficie della Svizzera senza le Alpi), il problema, il vero problema è Chopin… non la sua musica ma il recinto della sua isola.

Andrea Liberovici  © 2013

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