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SONETTO: NOTE DI REGIA E NOTE SULLE NOTE

Con un poeta come Sanguineti che mi fornisce del materiale tratto e liberamente ispirato da un poeta come Shakespeare non avevo, felicemente, via di scampo.
Sopprimere ogni melodrammatica, o anche più semplicemente melodica tentazione, e seguire la parola, nulla più. Sono partito dall’immaginare la testa di Shakespeare come una testa probabilmente molto affollata, quindi piena di voci, ed essendo i Sonetti (principale fonte di questo spettacolo) l’unico lavoro senza travestimenti, ma quasi un diario amoroso in prima persona del poeta, le voci sono, nella partitura e nella finzione teatrale, quelle del poeta stesso. Parlo di voci al plurale perchè gli oggetti amati da Shakespeare in questi sonetti sono due,un giovane misterioso, si presume nobile, di cui si conoscono soltanto le iniziali W.H. e una dark lady altrettanto sconosciuta.

Unico e doppio quindi, ho pensato di distribuire questa sorta di monologo interiore (senza stabilire psicologie o gerarchie fra i sessi e gli amati) a due voci protagoniste, una femminile e una maschile.
Lo spettacolo sarà quindi un libero racconto in musica (realizzata prevalentemente dalla musicalità della parola stessa) di una gestazione poetica. Visto che, per rubare una sintesi di Ghezzi: ”noi tutti quando parliamo facciamo opera di velocissimo montaggio”, ho provato ad immaginare teatralmente e musicalmente (mai come ora le nuove apparecchiature di
informatica musicale danno la sensazione del comporre, del montare) l’interno di una testa. Una testa creativa, invasa da parole, che traduce sentimenti opposti di violenza e contrasto, odio e amore, ecc…in poesia.

Un work in progress, continuo, fra tentativi, intrusioni, segmenti di senso, distrazioni ecc…tipiche della geniale poesia di Sanguineti e anche di questa sorta di recitar-cantando che abbiamo cominciato a sperimentare insieme con lo spettacolo dello scorso anno,”Rap” .

Questa testa ricca di presenze e di voci, di sonetti spezzati e ripresi, ingombra di pile di libri, penne, calamai, confessionali, uomini, donne, lapidi, macchine da scrivere, ecc…uscirà da se stessa per guardarsi alla fine dello spettacolo.

Se la testa del poeta-creatore è come gioco drammaturgico,come punto di partenza quella del personaggio Shakespeare, la voce  fuori campo che declama il sonetto finale e compiuto, non poteva che essere quella di un grande attore.

Vittorio Gassman ha sposato l’idea e ha registrato per noi una bellissima versione del sonetto N°2, ovviamente tradotto da Sanguineti, che chiuderà lo spettacolo. Sul palcoscenico con me, come in “Rap”c’è Ottavia Fusco, attrice-cantante con cui ho la fortuna di collaborare e condividere l’idea di un nuovo teatro musicale da camera.

Scrivere note sulle note, mi è sempre difficile. Come dicevo prima, i nuovi strumenti musicali così come certi programmi d’informatica musicale, mi hanno permesso, dopo averle scritte, di comporre scomporre, note, musiche, suoni, rumori ecc… di qualsiasi tipo seguendo le libere suggestioni di questo testo-testatravestito, che percorre epoche, e quindi generi, timbri, strumenti musicali, diversissime fra loro, facendo agire gli inevitabili scontri ed incontri alla parola.

Andrea Liberovici