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Ricetta n° 2 afrodisiaco cinquecentesco...

“Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni”
Gioacchino Rossini

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Antipasto afrodisiaco da mangiar freddo

Della ruchetta, e sue proprietà 

da Ricette veneziane del ‘500 da:“La cucina veneziana“ di Giuseppe Maffioli ediz. Franco Muzio 1982

La ruchetta è calida nel secondo grado, e humida nel primo, sottiglia lo sperma, genera coito,
eccita l’appetito: ma fa doler la testa, genera ventosità, e infiagioni, e mangiandosi cotta più augmenta lo sperma per il calore, e la sua umidità, e per fuggire il dolor di capo, guardinsi di mangiare i colerici, e sanguigni, e se pur piace a qualcheuno di mangiarne, mangine con lattuca, indivia, ò cicorea, ò procacchie, e simili cose rifrescative, perché sola, oltre i nocumenti detti sopra, fa gran caldo al corpo, corrompe la digestione, stittica il corpo, e ne i frigidi augmenta più il coito, e à loro conferisce, perché gli aiuta alla digestione, e gli huletta il ventre, e fa drizzar la verga, provoca a tutti l’orina, et incita meravigliosamente il coito, però né à voi, né a à messer Francesco mio, non è buona.

…le domande sorgono spontanee: che rucola avevano nel ‘500?!?!? Il Viagra è fatto di rucola? e se si…come mai è blu?

Superati questi dubbi suggerisco un pesce “clean“ quasi zen per depurarsi dai bollori dell’antipasto azzardando una mia ricetta zero afrodisiaca ma non male (secondo i commensali)

Orata finocchietta
(al finocchio e uvetta)

Dunque, innanzitutto è bene trovare un’orata ovviamente fresca. Una volta pulita immergetela in una spremuta d’arancio per una decina di minuti. A parte preparare intanto un battutino di aglio, finocchio tagliato sottilissimo quasi a perdersi, uvetta e un cucchiaio di curcuma. Far dorare il battuto in un filo d’olio d’oliva e nel succo d’arancia dell’orata. Che tutto si rapprenda in modo naturale e una volta rappreso aggiungere un cucchiaino di miele d’acacia. Contemporaneamente cuocere l’orata al cartoccio, in forno 180 gradi per 20 minuti circa, con qualche grano di sale grosso. Una volta cotta , pulita e messa nel piatto versateci sopra la salsa e ornate con altre uvette e le barbe dell’ex finocchio!
Da gustare con un Ribolla gialla fresca, ottimo vinello friulano senza grandi pretese in tono con il colore che avrà preso l’orata grazie alla curcuma.

Buon weekend ! A.

Post n° 11 - per Rachele Ghersi

 “L’amore può esser cieco ma non sordo“

E’ da tanti giorni che non scrivo nel blog.Per tante ragioni fra cui viaggi, lavoro ecc. ma anche perché desideravo scrivere un ricordo di Rachele Ghersi mancata pochi giorni fa. Rachele è stata la prima persona (non famigliare) a credere nelle mie potenzialità teatrali. Lei mi ha preparato per l’esame d’ammissione alla scuola del Teatro Stabile di Genova (oggettivamente la migliore d’Italia) e lei mi ha sostenuto per tutto il triennio. Dolce, discreta e attenta, curiosa di tutte le possibili evoluzioni dei linguaggi teatrali, capace di giocare coi clichè perché abilissima a riprodurre la verità. La verità scenica così perennemente in evoluzione e così difficile da “travestire“ , così difficile imparare a giocarci. Grandissima artigiana come solo i grandi artisti sanno essere. Grazie cara Rachele e grazie per aver accettato di lavorare con me in un lavoro sicuramente non semplice, i Sei personaggi.com di Edoardo Sanguineti messo in scena nel 2000 allo Stabile. Allego qui sotto un frammento di video in cui per un attimo appari. Spero presto di poter mettere più materiali che ti riguardano. Grazie e ancora Grazie Andrea

Rachele Ghersi

Rachele Ghersi

SEI PERSONAGGI.COM di Edoardo Sanguineti regia scenografia acustica Andrea Liberovici scene costumi Filippo Garrone/Paolo Gacchero   luci Sandro Sussi interpreti Eugenio Allegri (nel ruolo de l’autore) Ottavia Fusco (nel ruolo de la figlia) Aleksandar Cvjetkovic (nel ruolo de il padre) Rachele Ghersi (nel ruolo de la madre) Fabrizio Matteini (nel ruolo de il figlio) Voci registrate di: Mariangela Melato (nel ruolo de la figlia) Omero Antonutti (nel ruolo de il padre) Massimo Popolizio (nel ruolo de il figlio) Francesca Rota (nel ruolo de la bambina)   Il barocco invisibile nel teatro del suono. conversazione con Andrea Liberovici, a cura di Aldo Viganò (altro…)

Post n° 10 – Y.Bashmet x G.Morelli – Piacenza Stagione Sinfonica 6 febbraio 2015

 “L’amore può esser cieco ma non sordo“

Ringrazio il M° Bashmet e i Moscow Soloists per aver messo in repertorio, dopo il debutto al Teatro la Fenice di Venezia l’anno scorso,  “Non un silenzio“ dedicato da me a Giovanni Morelli e ringrazio il M° C.Ferrari per averlo programmato all’interno della Stagione Sinfonica del Teatro Municipale di Piacenza. Vi aspetto! A

Teatro Municipale di Piacenza

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Teatro Municipale di Piacenza

Venerdì 6 febbraio 2015 ore 21

I SOLISTI DI MOSCA
Yuri Bashmet direttore e viola
Musiche di Hoffmeister, Liberovici, Čajkovskij

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Y.Bashmet A.Liberovici Teatro la Fenice 2014

Non un silenzio

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Ricetta n°1- Pasta e fasioi nella cultura veneziana del ‘500

“Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni”

Gioacchino Rossini

De Nigris- gatto sospettoso di genepesca

De Nigris – gatto sospettoso di genepesca

da : Ricette veneziane del ‘500 da:“La cucina veneziana“ di Giuseppe Maffioli ediz. Franco Muzio 1982

La singolar dottrina

Di Domenico Romoli, detto il Panunto o Panonto

Prima ediz. Michel Tramezzino (non è uno scherzo) 1560 in Venezia

Un classico per iniziare

Pasta e fasioi

V.Campi-Mangiatore di fagioli

V.Campi-Mangiatore di fagioli

 

Usare fagioli freschi sgranati di Lamon o secchi messi a mollo per una notte con una punta di bicarbonato. Se si tratta di fagioli secchi al mattino metterli a sobbollire in una nuova acqua (taluno usa metà acqua e metà latte) sino a cottura completa. Preparare a parte un soffritto di abbondante cipolla, con un battuto di pancetta, oppure con solo olio. Passare al setaccio metà dei fagioli e riunirli agli altri, aggiungendo il soffritto. Far sobbollire per un’altra mezz’ora, aggiungendo eventualmente il brodo. Mettere a punto il sale. Volendo ottenere una maggiore densitò, unire inizialmente ai fagioli qualche patata, che verrà setacciata, oppure, aggiunto il pesto, sciogliere in una tazza del brodo di fagioli un cucchiaio di farina, aggiungere al resto e far sobbollire per almeno dieci minuti, mescolando sempre, avendo attenzione che la zuppa non prenda sapore di “brustolin”. Servire calda o tepida, con una macinata di pepe sulla scodella e con una croce d’olio.La cottura deve essere comunque lentissima, con un bollore impercettibile. Aggiungere alla zuppa piccoli quantitativi di pasta: “tirache”, “bigoli” scuri, “subiotini”, “tagliadele” o anche “menuelei“. Il parmigiano non è legittimo ma molti lo gradiscono Servire caldo o tiepido.

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Post n° 8 – da “L’amore può esser cieco ma non sordo“ (3 ultima parte)

“L’amore può esser cieco ma non sordo“

Cadenza

Anecòico agg. [comp. di an- priv. e eco, sull’esempio dell’ingl. anechoic] (pl. m. -ci). – Senza echi, che non dà luogo a echi. In acustica, camera a., ambiente per la prova di strumenti acustici, con pareti totalmente assorbenti per i suoni, in cui perciò non possono aver luogo fenomeni di eco.

Dizionario Treccani

La camera anecoica è quel luogo in cui, teoricamente, non essendoci rifrazioni acustiche, dovrebbe prodursi ciò che convenzionalmente e sbagliando, chiamiamo silenzio. “All’inizio degli anni Cinquanta, presi la decisione di accettare i suoni che esistono nel mondo. Prima, ero così ingenuo da pensare che esistesse una cosa come il silenzio. Ma quando entrai nella camera anecoica della Harvard University a Cambridge, sentii due suoni. Pensai che ci fosse qualcosa di sbagliato nella stanza, e dissi all’Ingegnere che c’erano due suoni. Mi chiese di descriverli e lo feci: «Bene – disse – quello più acuto è il suo sistema nervoso in funzione e quello più grave la sua circolazione sanguigna». Questo significa che c’è musica, o c’è suono, indipendentemente dalla mia volontà”. J.Cage, citato da K.Gann nel “Il silenzio non esiste”

Cage

J.Cage

Appunto, il silenzio non esiste.

“4.33”, il celebre brano di Cage (erroneamente ricordato come quattro minuti e trentatré secondi di silenzio) è stato un punto nodale e di svolta della musica novecentesca.

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Post n° 7 – da “L’amore può esser cieco ma non sordo“ (2 parte)

 “L’amore può esser cieco ma non sordo“

Recitativo

Il XX secolo è, fra le altre cose, l’Età del Rumore. Rumore fisico, rumore mentale e rumore di desiderio: per ognuno di essi abbiamo testimonianze storiche. E non c’è da meravigliarsi, perché tutte le risorse della nostra tecnologia quasi miracolosa concorrono a render più efficace l’attuale assalto del silenzio. La radio, la più popolare e influente fra tutte le recenti invenzioni, non è altro che un canale attraverso il quale un frastuono prefabbricato può entrare a fiotti nelle nostre case. E naturalmente questo frastuono va molto più in la dei timpani. Pervade la mente, riempiendola di una babele di distrazioni: notizie di cronaca, informazioni spezzettate e sconnesse, frammenti di musica. (…) E quando, come nella maggior parte delle nazioni, le stazioni emittenti si finanziano vendendo il tempo agli inserzionisti, il baccano viene trasmesso dalle orecchie, attraverso i regni della fantasia, della conoscenza e del sentimento, fino al nucleo del desiderio dell’ego.

Aldous Huxley, Opere

Huxley

A.Huxley

 

E’ un fatto che chi mangia un biscotto secco si sente le orecchie stordite da un gran rumore che gli impedisce di udire il mondo circostante, e al tè Schildknapp dimostrava come una società’ che mangia biscotti non possa udire niente.

T. Mann, Doctor Faustus

Mann

T.Mann

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Post n° 6 – da “L’amore può esser cieco ma non sordo“ (I parte)

 da “L’amore può esser cieco ma non sordo“

Il silenzio / penetra nella roccia / un canto di cicale

M.Basho

 Basho
Preludio
“I suoni più comuni e dozzinali, come l’abbaiare di un cane, a delle orecchie fresche e sane producono lo stesso effetto della musica più rara. Dipende dal proprio appetito per il suono.”

H.D.Thoreau, Journal, 27 dicembre 1857

H.D.Thoreau

H.D.Thoreau

Toccata
Quando ti occupi di un suono in quanto suono, in quanto pensiero limitato e tuttavia infinito, per parafrasare Einstein, si presentano spontaneamente nuove idee, che vogliono essere definite, esplorate, che hanno bisogno di una mente consapevole di stare entrando in un mondo vivente, non in un mondo morto. M.Feldman, “Conversazioni senza Stravinskij“ da Pensieri verticali

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Post n° 5 – work in regress – Edoardo Sanguineti

In questo momento triste e tragico non posso che far appello, fra le altre cose, alle analisi lucide e implacabili del grande poeta Edoardo Sanguineti con cui ho avuto la fortuna di collaborare e di essergli amico per quindici anni.

Andrea

Work in regress / una catena di montaggi
audiovisivo di
andrea liberovici/edoardo sanguineti 2006

estratto

integrale

Questo lavoro per me è un piccolo tributo personale all’invenzione del cinema o meglio alla macchina cinematografica che ha rivoluzionato, per induzione, tutte le arti antiche. La musica, materia primaria del mio studio e lavoro, è stata dall’invenzione del cinema e di conseguenza dalla tecnica di montaggio, profondamente influenzata. Ora si può e si compone musica non soltanto “alla vecchia maniera“ ma anche e soprattutto con il montaggio, le sovrapposizioni…

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Post n°4 – Teatro o parcheggio?

…dialogo fra un Generale e un ragazzino chiamato Bolla su un fatiscente palcoscenico teatrale trasformato in un parcheggio. Due personaggi assistiti da un’unica ombra.

Da : Operetta in nero Teatro Stabile di Genova 2011

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G: Una sera.. ero solo… senza scorta… in un vecchio hotel dove andavo ogni tanto a riposarmi… in “incognito”, come si diceva. Non riuscivo a dormire e sono sceso nella hall. Fuori c’era un’ambulanza e stavano caricando un uomo anziano con una barella. Ho tirato dritto, mi sono fatto gli affari miei. Il giorno dopo, qualcuno mi ha detto che l’uomo anziano era il portiere di notte… un tipo solitario, come me, che incontravo tutte le notti e con cui, ogni tanto mi fermavo a fare due parole. Ricoverato d’urgenza per un ictus.

Passa del tempo, non so, due settimane, pensavo fosse morto e me lo ritrovo davanti a un supermercato. Immobile, sotto la pioggia, davanti alle porte scorrevoli con la gente che l’urtava bestemmiando per l’intralcio, che lo spingeva… lì fermo… bagnato fradicio, senza il coraggio d’entrare… totalmente perduto stringendo però in modo fiero… come una sfida verso il cielo… qualcosa… nel pugno… lì, in alto, davanti a sé, come un trofeo. Senza pensarci un attimo gli ho chiesto: come stai?

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