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“Il mio primo amore, del tutto platonico ma non per questo meno intenso, aveva una voce molto acuta che non so per quale ragione ma… mi dava veramente molto fastidio. Nel giro di poco ho capito che, almeno per me, l’amore può esser cieco… ma non sordo. La voce, e non lo sguardo, è il vero specchio dell’anima. Forse è anche per questa ragione che ho cominciato a fare musica fin da piccolissimo.“ 

Andrea Liberovici (1962), figlio di Sergio compositore (1930-1991) (sodale – tra gli altri – di Italo Calvino nella creazione di un nuovo repertorio di canzone popolare), e di Margot Galante Garrone, (cantante e fondatrice del “Gran teatrino la fede delle femmine”) cresce a Venezia con la madre e con il musicologo Giovanni Morelli (1942-2011). Fin da giovanissimo inizia a studiare composizione, violino e viola nei conservatori di Venezia e Torino, e canto con Cathy Berberian.

Contemporaneamente agli studi, quando aveva 14 e 16 anni, alla fine degli anni ‘70, ha composto e realizzato due dischi rock per la CGD di Caterina Caselli, che hanno avuto un buon successo. L’esperienza nello show biz è stata fondamentale per capire rapidamente cosa non voleva: “chiudermi nella gabbia di un genere musicale a coltivare la mia vanità. Anche perché volendo non saprei quale gabbia scegliere. Wikipedia di oggi ci segnala 507 differenti “generi“ musicali dal barocco al medieval metal…

A 20 anni, abbandonato lo show-biz, ha continuato a studiare composizione ma questa volta con una modalità del tutto particolare: attraverso il teatro: “Il teatro è l’unica disciplina artistica che per esistere ha bisogno di guardare negli occhi almeno un’altra persona. L’approccio teatrale è un’ottima medicina per un compositore. Ti obbliga ad alzare lo sguardo dal tuo ombelico e a chiarirti cosa vuoi dire e a chi… anche perché se non hai nulla da dire nessun genere ti proteggerà.“ Così nel 1996 grazie al cruciale e fortunato incontro con Edoardo Sanguineti, fonda insieme al poeta e drammaturgo il teatrodelsuono, che si applica alla sperimentazione di nuovi motivi delle relazioni musica – poesia – scena e tecnologie della elaborazione del suono e del montaggio.

Liberovici, per la sua peculiarità e ricerca, è stato più volte definito come “compositore globale”, definizione sicuramente impegnativa ma che ben sintetizza il suo lavoro.

L’ultima opera, Faust’s Box, è certamente un punto di sintesi di questa ricerca sulla interazione profonda fra i linguaggi. “Immagino che la fisionomia del compositore del futuro, sempre di più, sarà quella del compositore audio-visivo esattamente in quest’ordine gerarchico: Prima la musica!“

COLLABORAZIONI

Achille Bonito Oliva
Aldo Nove
Caterina Guzzanti
Claudia Cardinale
Edoardo Sanguineti
Elisabetta Pozzi
Enrico Ghezzi
Giorgio Albertazzi
Helga Davis
Ivry Gitlis
Jeffrey Zeigler
Judith Malina
Le Nouvel Ensemble Moderne
Massimo Popolizio
Milena Canonero
Nanni Ballestrini
Paolo Bonacelli
Peter Greenaway
Regina Carter
Robert Wilson
Tiziano Scarpa
Umberto Orsini
Vittorio Gassman
Yuri Bashmet and Moscow’s Soloist

LUOGHI
Apollo Theatre (NYC)
Asia Society (NYC)
Festival dei Due Mondi (Spoleto)
Festival Le Musiques (Marsiglia)
Festival di Locarno
Galleria Nazionale di
Arte Moderna (Roma)
Maison de la Radio (Paris)
Martha Argerich Project (Lugano)
MiTo
Salle C. Champagne (Montreal)
Teatro di Roma
Teatro Massimo
Teatro Carlo Felice
Teatro La Fenice
Teatro Stabile di Genova

LIBRI
Officina Liberovici
Marsilio Editori, 2006

Candido soap opera musical
Aldo Nove e A. Liberovici,
Edizioni Il Nuovo Melangolo, 2004

Sei personaggi.com
E. Sanguineti e A. Liberovici,
Edizioni Il Nuovo Melangolo, 2001

Shakespeare e il rap,
Enrico Baiardo e Fulvio De Lucis,
De Ferrari Editore, 1999

Il mio amore è come una febbre,
e mi rovescio
E. Sanguineti e A. Liberovici,
Bompiani Editore, 1998

Rap
E. Sanguineti e A. Liberovici,
Ed. FuoriThema, 1996