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64

Un alto funzionario del Ministero della Cultura francese, responsabile delle  questioni attinenti all’utilizzo della tecnologia nell’arte, dichiarava  recentemente in un dibattito pubblico, senza umorismo né provocazione volontaria, che la radio non aveva mai generato alcuna forma d’arte. Il progetto e la realizzazione di 64 è una nuova e limpida dimostrazione del contrario.

Esemplifica come delle forme d’arte nuove – a partire dall’” Hörspiel” fino a ciò che Andrea Liberovici guistamente concepisce come Teatro del Suono”- hanno potuto procedere alla messa in moto di una creazione iniziata dalla radiofonia, per, in seguito, emanciparsi ed appropiarsi di una propria autonomia originale, differente ed innovatrice, come pure interdisciplinaria ed erede tanto del teatro quanto del concerto. Andrea Liberovici, compositore e regista, ha concepito questo Oratorio per Attori in 64 minuti – 64 tavole – 64 sequenze, come un percorso musicale attraverso la memoria sonora del Living Theatre a partire dalla partecipazione di John cage fino ad oggi, e con le voci di Judith Malina, hanon Reznikov ed Ottavia Fusco.

E’ quindi a un viaggio che ci invita, viaggio alle volte iper-formalista ma nondimeno risolutamente sensibile, attraverso la memoria di una delle avventure teatrali del XX secolo storicamente più importanti. Progetto folle,
smisurato, che egli regola e gestisce con maestria, pertanto, in maniera perfettamente convincente.
Liberovici decide di compiere questo progetto, prendendo come punto di partenza il principio della rivoluzione musicale compiuta da Cage: “Al posto di fare delle scelte, ho scelto di fare delle domande.” Realizza questo programma utilizzando liberamente, senza misticismo o tecnologismo da bazar, né tantomeno dogmatismo estetico, sia l’ I Ching che, altrettanto bene, le tecnologie elettroacustiche contemporanee messe a disposizione dal Gruppo Ricerche Musicali dell’Institut national de l’Audiovisuel. Il quale perpetua, così, lo spirito speculativo all’origine di questa istituzione generata dal Servizio della Ricerca dell’ O.R.T.F. creato da Pierre Schaeffer.
Così ricerca, improvvisazione e composizione, rigore, casualità ed innovazione, memoria e creazione sono unite da un’unica forma, in una riflessione storica sull’arte e la creazione, procedendo da un’interrogazione in
atto dei processi creativi.

Non dispiaccia ai responsabili culturali senza cultura.

Jean-Baptiste Barrière